Protofusione

7 mesi ago

Tutti quanti conosciamo i Bronzi di Riace. Realizzati circa 2500 anni fa, rappresentano l’apice tecnologico raggiunto nel campo della fusione a cera persa. Ancora ai giorni nostri la tecnica della fusione a cera persa viene ampiamente utilizzata in campi come l’oreficeria e il dentale. Questa tecnica è rimasta insuperata poiché permette di realizzare manufatti molto dettagliati , dai particolari fini. In pratica si tratta di scolpire un modello in materiale morbido dal quale poi ricavare lo stampo in cera che andrà fuso. Ricoperta di Gesso e solidificato, la cera viene scaldata fino a sciogliersi. Il vuoto lasciato viene riempito con metallo fuso.

Questo sistema, rimasto praticamente invariato per millenni, oggi vede una importante innovazione per quanto riguarda la prima fase, quella della scolpitura del master e della realizzazione del modello in cera a perdere. La commistione tra antiche tecniche artigianali e manifattura digitale prende appunto il nome di protofusione.

Grazie alla manifattura 2.0 si riescono ad ottimizzare e migliorare i processi, con un guadagno in precisione, libertà creativa e anche con un risparmio di tempo e denaro.

Le possibilità sono due in sostanza. La prima è che l’artigiano continui a realizzare il master scolpendo a mano come sa fare. A questo punto il master può essere scansionato con sofisticati scanner 3D. Il file può essere stampato direttamente in cera grazie a stampanti con tecnologia a stereolitografia laser. In questo modo l’artigiano può avviare una piccola produzione in serie senza preoccuparsi di dover ricavare ogni volta i modelli in cera. il file del suo master potrà essere replicato infinite volte, velocemente e senza errori. Per fare un esempio, con la nostra stampante possiamo replicare una ventina di modelli in cera di anelli per volta, in 2 o 3 ore. Per produzioni più grosse si possono far lavorare più stampanti in parallelo. le stampanti lavorano 24 ore al giorno e l’unico intervento umano è nella fase di post produzione dei modelli, comunque molto veloce.

La seconda possibilità è quella di partire direttamente da un modello disegnato da zero tramite software. Questa è una possibilità molto interessante per una serie di motivi. Innanzi tutto è da sfatare il timore che un disegno digitale non abbia lo stesso “calore” di un’opera manuale con le sue piccole imperfezioni. Oggi possiamo contare su software che replicano la scolpitura a mano, il disegno viene fatto tramite penne digitali che aumentano la libertà di movimento rispetto al classico mouse ed è anche possibile aggiungere imperfezioni casuali. Grazie al digitale si ottengono due ulteriori risultati rispetto al processo tradizionale. Si possono creare oggetti molto complessi ed impossibili da creare a mano e il file finale è già pronto e perfetto rispetto ad un file ottenuto da scansione 3D. A questo punto poi possiamo creare come prima una produzione di modelli in cera da destinare alla fusione.

Il futuro però ci riserva ulteriori sorprese. Ormai la tecnica della fusione a cera persa è destinata, entro pochi anni, a lasciare il posto alla stampa direttamente in metallo. Queste stampanti sono già disponibili, anche se molto costose. Sfruttano una polvere di metallo che viene sinterizzata da un laser. un processo che consente di sprecare pochissimo materiale, di ottenere velocemente una produzione in serie di oggetti artigianali e di poter liberare ulteriormente la creatività, potendo stampare modelli molto complessi.

Anche se il processo di produzione di un oggetto sarà sempre più digitale, nulla però potrà sostituire l’ingegno e la creatività dell’artigiano che anzi, tornerà ad essere sempre più una figura centrale nel campo della manifattura.

modelli in cera stampati con macchina STL

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